Sotto la superficie: come la geofisica può individuare i tubi di lava sulla Luna e su Marte
Come possiamo individuare una grotta lavica senza entrarci?
Sulla Terra può sembrare una domanda insolita. Ma quando si parla di esplorazione planetaria, trovare il modo di riconoscere una cavità sotterranea dalla superficie può diventare una questione fondamentale.
I tubi di lava sono condotti sotterranei formatisi durante le eruzioni vulcaniche e oggi rappresentano ambienti di grande interesse per l’esplorazione della Luna e di Marte. La loro struttura sotterranea potrebbe infatti offrire una protezione naturale dalle radiazioni, dalle variazioni estreme di temperatura e dal bombardamento di micrometeoriti che caratterizzano le superfici di questi corpi celesti. Per questo, oltre a essere preziosi archivi della storia geologica planetaria, i tubi di lava sono considerati potenziali rifugi per future missioni umane.
Il problema è che, prima di poterli esplorare, bisogna innanzitutto trovarli. E farlo senza perforare il terreno o accedere direttamente al sottosuolo richiede nuove strategie di indagine.
È proprio qui che entrano in gioco i tubi di lava terrestri, preziosi analoghi planetari che permettono di mettere alla prova, in ambienti accessibili, le tecniche che un domani potrebbero essere utilizzate sulla Luna e su Marte.
Un nuovo studio, condotto da un team di ricercatori del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e del CISAS, in collaborazione con colleghi del Politecnico federale di Zurigo e dell’Università di Genova, ha analizzato il tubo di lava Cueva de Los Naturalistas, a Lanzarote (Spagna). La formazione rappresenta un eccellente analogo dei tubi di lava lunari e marziani ed è stata studiata attraverso un approccio geofisico multimodale.
Il condotto sotterraneo si è formato durante l’eruzione del Timanfaya, protrattasi dal 1730 al 1736. Grazie all’elevato isolamento termico del condotto, la lava poté continuare a scorrere al suo interno per diversi chilometri, fino a raggiungere l’area dell’attuale città di Arrecife, oggi capitale di Lanzarote.

Per caratterizzare il tubo di lava dalla superficie, senza ricorrere a un’unica tecnica di indagine, il team ha combinato rilevamenti sismici attivi e passivi con misure gravimetriche e magnetiche. Ciascun metodo permette infatti di osservare aspetti diversi della presenza di una cavità sotterranea: le indagini sismiche possono rilevare variazioni nella propagazione delle onde associate alla presenza del vuoto, mentre le misure gravimetriche e magnetiche evidenziano i contrasti tra il condotto lavico e le rocce vulcaniche circostanti. Particolarmente significativo è il fatto che i diversi dataset abbiano restituito segnali reciprocamente coerenti, rafforzando l’affidabilità dell’approccio integrato.
I risultati, recentemente pubblicati sulla rivista JGR Planets, dimostrano che l’integrazione di metodi sismici, magnetici e gravimetrici può fornire un quadro robusto per l’individuazione e la caratterizzazione dei tubi di lava sulla Terra.
L’esperienza maturata a Lanzarote apre così la strada a un possibile trasferimento di queste strategie alle future missioni di esplorazione planetaria, offrendo nuovi strumenti per la ricerca di grotte laviche sulla Luna e su Marte.
La ricerca è stata realizzata con l’autorizzazione del Cabildo di Lanzarote e con il supporto del Geoparco di Lanzarote e dell’Arcipelago Chinijo.
INFORMAZIONI PER LA STAMPA
Titolo: Coupling Seismic, Gravity and Magnetic Surveys for the Investigation of Planetary Lava Tubes: A Terrestrial Analog Case Study in Lanzarote (Spain)
Autori: Alessandro Ghirotto, Ilaria Barone, Francesco Santoro De Vico, Giacomo Melchiori, Andrea Zunino. Egidio Armadillo, Anna Mittelholz, Francesco Sauro, Matteo Massironi

