Dopo l’estinzione, la rinascita: i gasteropodi svelano come gli ecosistemi si ripresero 200 milioni di anni fa
Quanto tempo hanno impiegato gli ecosistemi a riprendersi dopo le estinzioni di massa che hanno punteggiato la storia geologica del nostro pianeta? E con quali dinamiche la biodiversità si è riorganizzata? Un tassello utile a comprendere questi eventi è stato recentemente pubblicato sulla rivista Papers in Palaeontology da un team di ricercatori del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e del Musée National d’Histoire Naturelle di Lussemburgo. Partendo dallo studio di una ricca collezione di gasteropodi del museo lussemburghese, i ricercatori hanno ricostruito la dinamica di ripresa di questo gruppo di molluschi marini dopo l’estinzione di massa avvenuta al passaggio tra il Triassico e il Giurassico, circa 200 milioni di anni fa.
Lo studio, che ha permesso di identificare anche undici nuove specie, ha analizzato tutte le faune di gasteropodi che si sono succedute nel corso dei primi 15 milioni di anni del Giurassico nei mari occidentali della Tetide, un vasto oceano che al tempo si estendeva dalla regione occupata oggi dal Mediterraneo fino all’estremo oriente.
“Si tratta di un database di circa 1400 specie che abbiamo assemblato studiando numerose collezioni di fossili di tutta Europa e che poi abbiamo analizzato con metodi statistici” spiega Stefano Monari del Dipartimento di Geoscienze e primo autore dell’articolo.
“Abbiamo così scoperto che, all’inizio del periodo considerato, il mare che occupava gran parte dell’attuale Europa settentrionale era popolato da faune diverse da quelle che vivevano più a sud, al margine settentrionale della Tetide. Ciò probabilmente a causa del differente substrato marino sul quale vivevano i molluschi. Questa situazione è cambiata successivamente quando, in seguito ai movimenti tettonici legati all’apertura dell’Oceano Atlantico e allo smembramento del supercontinente Pangea, la geografia della Tetide occidentale si è modificata, portando alla formazione di nuovi habitat che hanno favorito l'ulteriore diversificazione dei gasteropodi”.
La ricerca ha anche quantificato la variazione del numero di specie di gasteropodi nell’intervallo critico successivo all’estinzione di massa di fine Triassico, dimostrando che, nonostante la pesante decimazione subita, il recupero della biodiversità di questo gruppo, il cosiddetto “recovery”, è stato molto rapido, almeno in termini geologici, a conferma di quanto già noto per altri gruppi di animali marini come i coralli e le ammoniti.
“Ciò distingue nettamente questa estinzione da quella precedente, che 250 milioni di anni fa, alla fine del Paleozoico, ha causato la scomparsa quasi totale della vita sulla Terra” spiega Roberto Gatto del Dipartimento di Geoscienze e altro autore della ricerca.
“In quel caso, il recupero della biodiversità, protrattosi per diversi milioni di anni, è stato molto più lento. Le cinque principali estinzioni di massa hanno rappresentato dei momenti di svolta della storia della vita sulla Terra e il recovery successivo della biodiversità ha richiesto ogni volta tempi geologici. Ciò dovrebbe far riflettere sui rischi che corrono gli attuali ecosistemi i quali, a causa dell’impatto dell’attività umana, potrebbero andare incontro a quella che è stata definita da più parti come la Sesta Estinzione”.
INFORMAZIONI PER LA STAMPA:
“Caenogastropods and heterobranch gastropods from the Hettangian deposits of Luxembourg: palaeobiogeography and Early Jurassic faunal recovery in the western Tethys”, Papers in Palaeontoly
Stefano Monari, Roberto Gatto, Mara Valentini, Robert Weis

