Tecnologie avanzate per lo studio di una tartaruga gigante del Cretaceo
Una delle vetrine del Museo di Storia Naturale di Verona è stata di recente eccezionalmente aperta per consentire nuovi studi su uno dei reperti più importanti della collezione: una tartaruga marina fossile gigante, lunga oltre 2,5 metri, proveniente dal Cretaceo Superiore dei Monti Lessini.
La storia di questo esemplare risale al 1972, anno della sua scoperta in una cava di “lastame” a Monte Loffa, nei pressi di Sant’Anna d’Alfaedo (provincia di Verona). Il “lastame” rappresenta un intervallo stratigrafico peculiare della Formazione della Scaglia Rossa, datato al Turoniano–Coniaciano inferiore (circa 94–88 milioni di anni fa), e documenta un antico ambiente marino pelagico popolato da grandi vertebrati, tra cui tartarughe marine, squali di grandi dimensioni e mosasauri.
I nuovi studi su questa tartaruga gigante del Cretaceo sono stati condotti nell’ambito del progetto di dottorato di Riccardo Guerra del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, sotto la supervisione del prof. Luca Giusberti del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova e con la co-supervisione del dott. Giovanni Serafini (Università di Modena e Reggio Emilia).
Dopo l’apertura della vetrina espositiva, la giornata è iniziata con un’analisi anatomica dettagliata dei resti scheletrici, con particolare attenzione agli elementi tridimensionalmente meglio conservati: omeri, cinto pettorale, vertebre cervicali e un raro frammento di cranio.
A questa fase è seguita una documentazione fotografica ad alta risoluzione, che ha costituito la base per l’applicazione della fotogrammetria. Le immagini di dettaglio, realizzate da Stefano Castelli del Dipartimento di Geoscienze, hanno permesso la realizzazione di due modelli tridimensionali: uno dell’omero sinistro, utile per le analisi tassonomiche e paleobiologiche, e uno del frammento cranico, di particolare rilievo per la sua rarità e per le implicazioni filogenetiche e paleoneurologiche.
L’indagine è stata ulteriormente approfondita grazie alla collaborazione con la Clinica Veterinaria Sant’Antonio (Castel d’Azzano, Verona), dove sono state eseguite scansioni TAC su omero, scapola e coracoide. Queste analisi consentono di osservare la struttura interna delle ossa e, attraverso il confronto con specie attuali come la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), di valutare il grado di adattamento al nuoto pelagico di questo antico organismo.
Riprese video e montaggio di Barbara Paknazar
Nel loro insieme, queste attività contribuiscono a migliorare la conoscenza della diversità e dell’evoluzione delle tartarughe marine nell’Oceano Tetide occidentale durante il Cretaceo.
Una giornata in cui studio diretto, tecnologie avanzate e documentazione scientifica si sono integrati per approfondire la conoscenza di uno dei più significativi vertebrati fossili dei Monti Lessini.
Si ringraziano il Museo di Storia Naturale di Verona e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, per la collaborazione e l’autorizzazione alle analisi

